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Archi, frecce e ceri tante contrade in lotta: viaggio lungo le strade Anas dell’Umbria

Archi, frecce e ceri tante contrade in lotta: viaggio lungo le strade Anas dell’Umbria

Le Strade del Cuore di Anas: alla scoperta di archi, frecce e ceri tante contrade in lotta. Da Perugia a Gubbio: SS3 bis Tiberina e SS219 di Gubbio e Pian d’Assino.

Viaggio lungo le strade Anas dell’Umbria.

Strade Anas da Perugia a Gubbio: SS3 bis Tiberina e SS219 di Gubbio e Pian d’Assino

 

Vi portiamo alla scoperta dei luoghi suggestivi da Perugia a Gubbio, lungo le strade Anas:  la SS3 bis “Tiberina” e la SS219 “di Gubbio e Pian d’Assino”.

Per i perugini Gubbio è la prima tappa del viaggio verso il mare. Che è, per distanza, l’Adriatico della Riviera romagnola o le spiagge delle Marche. E allora, ogni volta che la propria auto punta verso quella direzione, c’è sempre un po’ aria di vacanza. Anche se siamo in pieno inverno. Gubbio, la città di pietra, gioiello medievale di grande fascino artistico e culturale, ma anche gastronomico, è la città dove si svolge la corsa più pazza del mondo, quella Corsa dei Ceri che, il 15 maggio, da secoli infiamma i cuori degli eugubini e non solo. Una gara dove l’ordine d’arrivo non cambia e dove delle imponenti macchine di legno dedicate ai santi Ubaldo, Giorgio e Antonio, i ceri appunto, vengono trasportate a spalla lungo le vie della città e fatte arrampicate fino in cima al Monte Ingino, dove si trova la basilica del patrono Ubaldo. Gialli (santubaldari), blu (sangiorgiari) e neri (santantoniani) sono i protagonisti di una celebrazione unica al mondo, eccezionale per la sua partecipazione, dove non ci sono sorpassi, ma i colpi di scena non mancano, dove vincono la città, la sua storia e la devozione al patrono e a un rituale antico e suggestivo.

La Corsa dei Ceri è l’evento folkloristico più celebre dell’Umbria; per intenderci, venne rivissuto anche sul Col di Lana durante la Prima guerra mondiale, a poca distanza dalla prima linea del fronte, dai soldati eugubini che non vollero rinunciare a rendere omaggio al patrono Ubaldo. I tre ceri sono stati anche scelti come simbolo della Regione Umbria. Il nostro viaggio inizia però da Perugia , uno dei più prestigiosi esempi di città murata d’Italia, con le sue fortificazioni etrusche e medievali ancora ben distinguibili, la città delle due Università, quella degli Studi, con oltre 700 anni di storia è tra le più longeve del mondo, e quella per Stranieri, dell’Accademia di Belle Arti, città natale di Pinturicchio, la cui casa è ricordata da una targa lungo la via che porta il nome di Bernardino di Betto.

L’origine della città è etrusca, da cui molti studiosi fanno derivare il nome, i primi insediamenti risalgono all’XI secolo a.C., diventando un centro di grande importanza; l’arco, detto appunto etrusco, è uno dei simboli più antichi della città, un esempio identitario, ma anche di abilità creativa. Recentemente, è stato oggetto di un’importante opera di recupero. L’imperatore Augusto le conferì l’attributo di Augusta dopo averla ricostruita, fu scenario degli scontri tra Ottaviano e Marco Aurelio. A Perugia nacque anche l’imperatore Vibio Triboniano Gallo. Nel 1139 diventa comune. Il fiorire, in epoca medievale, di torri nelle abitazioni delle famiglie nobili, usate come difesa o come deposito di armi, le valse anche l’aggettivo di Turrena.

Di quel periodo rimane solo la Torre degli Sciri. Il punto più alto della città è in corrispondenza di Porta Sole, sulla sommità del colle omonimo, la porta non c’è più, come non c’è più la fortificazione realizzata nel XIV secolo e distrutta nel 1376. Di Porta Sole parla anche Dante Alighieri in alcuni versi del Paradiso. Appena fuori dalla parte più alta del centro storico, lungo la cinta muraria che fiancheggia viale Indipendenza, in un’abita­zione del Quattrocento, si trova anche la storica sede dello Studio Moretti Caselli, un laboratorio-museo di vetrate artistiche, fondato nel 1859 da Francesco Moretti e ora portato avanti, con tecniche e strumenti fatti realizzare dal fondatore, la pronipote Anna Matilde Falsettini, un’occasione per una visita, ma anche per lo shopping. Dall’altro lato del centro storico, i giardini del Frontone, primo parco pubblico cittadino, sede, dal 1707, della Colonia Arcadica Augusta, ai cui componenti si deve la realizzazione di un anfiteatro in travertino abbellito dalle statue che simboleggiano le sei arti. Nella zona è stata individuata una necropoli etrusca, ma fu anche piazza d’armi con Braccio Forte Braccio e, in precedenza, era il campo di battaglia dove si svolgeva la sassaiola. Da qui i perugini “fronteggiavano” il nemico, da cui il nome, qui affrontarono gli insorti e le guardie svizzere del generale Schimd il 20 giugno 1859 (da cui il borgo prende nome).

Lasciandosi alle spalle i campanili della chiesa di San Domenico, di Santa Giuliana e dell’abbazia di San Pietro, con il suo affascinante orto botanico gestito dalla facoltà di Agraria dell’università, ci si allontana dal centro cittadino lungo la strada statale 3 Bis Tiberina, per attraversare la popolosa periferia, la cosiddetta zona dei Ponti che si snoda lungo il corso del Tevere: Ponte San Giovanni, Ponte Valleceppi, Ponte Felcino e Ponte Fattoli. Per chi volesse dedicarsi a una rilassante passeggiata nella natura, le tre località sono collegate da un percorso verde che costeggia il corso del fiume, dove è possibile anche sostare per uno spuntino o un pranzo al sacco, usufruendo di panchine e tavolini.

La strada Tiberina 3 bis, nel suo tragitto originario e completo, univa Narni a Bagno di Romagna. Successivamente venne allungata fino a Ravenna e oggi, il nuovo tracciato parte da Terni. Negli anni Settanta venne inserita nella strada europea E7, poi diventata, nel 1990, E45. Questa è la superstrada più lunga d’Italia con un totale di 250 chilometri. La “salita” verso nord prosegue sempre dritto lungo la quattro corsie, fino all’uscita di Umbertide da dove ci si immette lungo la statale 219. Strada panoramica di mezza collina, nel verde di questa parte di Umbria. Strada anche tortuosa, ma che permette di apprezzare la Piana del torrente Assino e di concentrare l’attenzione su alcune possibili variazioni alla meta. Come la visita del dell’abbazia dell’undicesimo secolo di Camporeggiano, dedicata a San Bartolomeo, o i ruderi del castello Gabrielli o, ancora, la Torre di Monte Cavallo che proprio i Gabrielli fecero abbattere.

Ancora una ventina di chilometri scarsi e poi si arriva a Gubbio (scopri di più all’interno de “La via di Francesco”) , accolti dall’anfiteatro romano e poi estasiati dal Palazzo dei Consoli nella cosiddetta Piazza Grande. Gubbio si lega in maniera molto forte con la storia di san Francesco. Qui, di fronte alla chiesa di Santa Maria della Vittoria, o della Vittorina, si compì il miracolo del lupo che, come riportato nei Fioretti, venne ammansito dalla parole di Francesco. A san Francesco è dedicata anche la chiesa fatta costruirà dagli Spadalonga, famiglia presso la quale il “poverello di Assisi” aveva trovato rifugio, dopo aver lasciato la sua città natale. Storia e religione si incontrano ancora nella prodigiosa vittoria, nel 1151, dell’esercito eugubino contro i soldati di undici città, tra cui Perugia, che l’assediavano. Secondo la tradizione, la vittoria fu possibile grazie all’intercessione di sant’Ubaldo, all’epoca vescovo della città.

LA ROCCA PAOLINA

Una città sotterranea con vicoli, torri e case. Un’istantanea della Perugia che fu e della sua storia. La Rocca Paolina, fatta costruire da papa Paolo III tra il 1540 e il 1543, venne realizzata sulle case dei componenti della famiglia Baglioni, responsabili della fallita rivolta proprio contro il pontefice. Case, vie, cortili e torri vennero inglobate nel perimetro della fortezza e coperti da ampie volte. Andarono a costituire il piano interrato dell’edificio fortificato, abbattuto nel 1848 e parzialmente ricostruito per volere di Pio IX, quindi definitivamente distrutto dopo l’annessione al Regno d’Italia. La parte sotterranea fu riscoperta a partire dagli anni Ottanta del Novecento, con la realizzazione delle scale mobili che danno accesso al cuore del centro storico.

TAVOLE EUGUBINE

Secondo molti esperti sono il testo rituale più importante di tutta l’antichità classica, sono gli unici testi, però, in lingua umbra. Si tratta di sette tavole di bronzo, cinque sono scritte su entrambe le facce. Le prime tavole vengono fatte risalire al III – Il secolo a.C. e contengono prescrizioni per i Fratres Atiedii, un gruppo sacerdotale devoto al dio Jupiter, il Giove dei Latini. Relative ai cerimoniali di espiazione della città. Sarebbero la riproduzione di testi collocabili nel I millennio a.C. Attualmente sono conservate nella cappella del Palazzo dei Consoli di Gubbio, in piazza Grande.

PANARO

Nella zona di Gubbio la chiamano crescia, ciaccia in Valtiberina. A Perugia è la torta. Rigorosamente cotta sul testo, un disco di alcuni centimetri di spessore, realizzato in ghisa, poi disposto, secondo la più fedele tradizione, sotto la brace del caminetto, sul piano della stufa a legno, oggi più facilmente sopra al fornello a gas. In origine il testo veniva realizzato lavorando una pietra refrattaria oppure modellando argilla e ghiaia. Semplici gli ingredienti: acqua, farina di grano, o di granturco, sale e bicarbonato. Cibo basilare nella dieta umbra, sostituiva spesso il pane. Nell’Eugubino il testo si chiama panaro.

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Luca Fiorucci

Da Le Guide di Repubblica “Le Strade del Cuore. Guida per riscoprire gli angoli più romantici d’Italia” – 2018

 

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