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Lo spettacolo delle cave e delle battaglie: viaggio lungo le strade Anas del Friuli Venezia Giulia

Lo spettacolo delle cave e delle battaglie: viaggio lungo le strade Anas del Friuli Venezia Giulia

Le Strade del Cuore di Anas: lo spettacolo delle cave e delle battaglie. Itinerario lungo la SS52 bis “Carnica” da Tolmezzo a Passo di Monte Croce

Viaggio lungo le strade Anas del Friuli Venezia Giulia

Da Tolmezzo a Passo di Monte Croce carnico: SS 52bis Carnica

Il “capoluogo della Carnia” e il suo centro storico di impianto quattrocentesco si incontrano dove le acque del torrente But si immettono in quelle del fiume Tagliamento. La strada statale 52 passa da Tolmezzo per condurre, in poco più di 30 km, al confine con l’Austria, ma non prima di aver visitato il cuore cittadino.

Se il duomo di San Martino risale al Settecento, è il seicentesco Palazzo Campeis ad ospitare il Museo carnico delle Arti e Tradizioni popolari frutto di una raccolta effettuata dal 1920 sul territorio da Michele Gortani; in 30 stanze si sviluppa un percorso etnografico che coinvolge tutti gli aspetti della vita e delle tradizioni della Carnia tra il XIV e il XIX secolo. Per gli amanti dell’arte è invece il vicino Palazzo Frisacco ad ospitare tutto l’anno mostre ed esposizioni. E se del sistema fortificato restano poche tracce nell’area di Prà Castello, è salendo su colle Picotta che si incontra la torre omonima; da qui il panorama è mozzafiato e spazia fino alle Dolomiti Friulane.

Si parte per viaggiare verso nord; in una manciata di chilometri si può deviare verso il borgo di Illegio per intraprendere la piacevole camminata di mezz’ora che porta alla Pieve di San Floriano, bellezza medioevale del IX secolo, e al percorso dei mulini. Tornati in auto, dopo aver incontrato il torrente Chiarsò si giunge a Zuglio. Le antiche memorie di epoca romana, in questo centro un tempo presidio strategico sulla via lulia Augusta, emergono tra le abitazioni mostrando resti del foro, della basilica civile, del tempio. Il Museo archeologico lulium Carnicum è ospitato nel settecentesco Palazzo Tommasi Leschiutta e offre uno spaccato storico che si spinge ancor più indietro nel tempo, con reperti del Paleolitico e il racconto della presenza dei Celti in Friuli. Ma a dominare la Valle del But è la pieve matrice di San Pietro in Carnia, le cui radici affondano nelle costruzioni paleocristiane del V secolo e la cui attuale struttura gotica ha preso forma a partire da 1312; nei secoli successivi tele, organi, stucchi e aggiunte alla struttura principale hanno arricchito quello che si presenta oggi come un autentico scrigno di tesori. Da qui i percorsi di montagna, su strade a tratti sterrate, conducono alla scoperta di malghe come la Croce, in località Val di Lauco, per toccare con mano usi e costumi connaturati alla natura di questo frammento d’Italia e che ruotano intorno ai pascoli genuini, al latte fresco e alla produzione artigianale di formaggi eccezionali.

IL PASSO
Cave di Grigio Carnico, una pietra ornamentale locale, intarsiano le montagne che conducono al valico confinario.

Lo splendore delle Alpi Carniche riempie gli occhi e fa da set per continuare il viaggio; superata Sutrio si giunge a Paluzza.

Tornati sulla SS 52 in 10 minuti si arriva a Timau. Cave di Grigio Carnico, una pietra ornamentale locale, intarsiano le montagne che conducono al valico confinario del Passo di Monte Croce Comico. Qui le memorie della Grande guerra e delle aspre battaglie combattute in queste terre di confine sono fortissime. Proprio a Timau è così visitabile un ricco museo al quale si aggiunge quello all’aperto in località Pai Piccolo, proprio sul confine, che tra caserme in quota, trincee e caverne utilizzate come rifugio si visita a piedi dopo aver lasciato l’auto a circa 1300 metri di altitudine. A sorvegliare l’area è il Monte Coglians, che con i suoi 2.780 metri sul livello del mare è la vetta più alta del Friuli Venezia Giulia. Ancora qualche colpo di acceleratore e si entra in Austria.

GRANDE GUERRA
Qui le memorie del conflitto e delle aspre battaglie combattute in queste terre di confine sono fortissime. Proprio a Timau è così visitabile un ricco museo, al quale si aggiunge quello all’aperto in località Pai Piccolo.

SUTRIO

Le case in pietra che danno forma al borgo sono tra i più carat­teristici edifici della Carnia e già nel XIV secolo erano eredi di una lunga storia. La Pieve di Ognissanti condivide la scena con le bot­teghe artigiane nelle quali si conserva una grande tradizione di intaglio e scultura; il primo fine settimana del mese di settembre si tiene così la rassegna Magia del legno. Da qui vale la pena deviare sulla statale 465 per raggiungere Ravascletto e gli impianti di ri­salita che permettono di sciare sul monte Zoncolan, oppure imboccare la provinciale 123. Per i più avventurosi all’altezza della Sella del monte Zoncolan, si può salire a quota 1700 metri per viag­giare verso la malga Meleit, mentre proseguendo sulla strada si arriva ad Ovano, sulle rive del torrente Degano.

CJARSÒNS DELLA CARNIA

Il plurale è d’obbligo per una ricetta che vede infinite varianti da un paese all’altro, addirittura da una casa all’altra in questo angolo di Carnia. Questi particolari agnolotti venivano preparati in occasioni speciali, con ingredienti dolci e salati a fondersi suggerendo una origine medievale della ricetta. Resiste oggi il contrasto tra una pasta preparata con farina e acqua e l’abbondanza del ripieno ricco di spezie, che la gente della Carnia aveva a disposizione grazie ai cramàrs,” gli uomini che valicando le Alpi”, che per secoli hanno portato nei paesi mitteleuropei spezie veneziane, farmaci e altre mercanzie trasportandoli a spalla con il loro mobiletto. Cannella, zenzero e noce moscata potevano e possono così sposare melissa, menta, timo o maggiorana. E poi patate lesse, la scorza di limone, biscotti tritati, zucchero, ricotta affumicata, cacao e marmellata di prugne, sale e pepe. Per la preparazione, il ripieno viene inserito dentro I dischi di pasta a cui si dà la classica forma a barchetta o a ra-violo. In una pentola piena di acqua salata portata a ebollizione, si gettano I cjarsóns per circa 8-10 minuti. Il piatto si completa con una grattugiata di ricotta affumicata e burro fuso al color nocciola. A giugno è Sutrio a dedicare una festa a questa specialità.

Marco Ciaffone

Da Le Guide di Repubblica “Le Strade del Cuore. Guida per riscoprire gli angoli più romantici d’Italia” – 2018

 

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